Amici pelosetti membri della famiglia

Da miglior amico dell’uomo a membro effettivo della famiglia: ne ha fatta di strada il nostro amato Fido da quando, tra 36.000 e 15.000 anni fa, nelle steppe della Siberia e Cina, furono addomesticati i primi esemplari di lupi grigi. Cacciatore l’homo erectus del Paleolitico, cacciatore il quattro zampe, quella fu un’alleanza, frutto della reciproca utilità: insieme catturavano più prede. E oggi? «Poco è cambiato», ci dice Chiara Grasso, etologa e psicologa, presidente di Eticoscienza, associazione che tutela il benessere delle specie animali, promuovendo la tutela dell’ambiente e della natura. «Il cane era ed è un animale sociale che ha bisogno del suo branco, cioè la famiglia, adattandosi alle mutate esigenze».
 

Un vero antidoto contro lo stress

Secondo Fediaf, la Federazione delle industrie per gli animali familiari, nei 27 Paesi dell’Unione europea, vi sono 300 milioni di “pet” (due terzi dei quali, cani e gatti) per 447 milioni di cittadini. In Italia, molti di più: 60,27 milioni di animali da affezione, per una popolazione di 60,36 milioni.
Abbiamo una vera passione per l’ittica: nelle case italiane vi sono ben 29,9 milioni di pesci, soprattutto il carassio dorato, alias comune pesce rosso.
Al secondo posto nella hit parade dei più diffusi, gli uccelli: 12,9 milioni. Quindi 7,3 milioni di gatti, 7 milioni di cani, 1,8 milioni di piccoli mammiferi, furetti, cavie, conigli; 1,4 milioni di rettili.
Un animale d’affezione viene generalmente considerato come un completamento della famiglia e un vero antidoto contro lo stress, non c’è perciò da meravigliarsi se i mesi passati ci hanno scatenato una voglia di pet che sta dando il suo contributo alla ripresa economica. Al termine del lock down, sono 7,8 milioni gli italiani che hanno acquistato un animale da compagnia. È un vero e proprio boom che chiunque può probabilmente verificare nel proprio condominio dove gli inquilini a quattro zampe sono aumentati in modo esponenziale.
 

I quattro zampe trainano la ripresa

I nostri amici pelosetti sono riusciti persino a trainare l’economia durante la crisi scatenata dalle chiusure. Da marzo a luglio del 2020, gli acquisti per i pet sono aumentati del 200 per cento e gli acquisti on line di pappe e accessori, del 100 per cento. Solo per giocattoli, cucce, guinzagli, pettorine, vestitini e accessori per la toilette, abbiamo speso 70,6 milioni di euro. Esageriamo? Anche no.
I giocattoli per cani e gatti, per esempio, non sono un vezzo di umani snob, bensì, come sostiene la scienza veterinaria, uno strumento indispensabile per lo sviluppo armonico e il benessere del nostro pet.
«Come accade per le persone, anche ogni cane è un individuo unico, col suo carattere e la sua personalità», spiega Cristian Siani, educatore cinofilo e psicologo canino. «Quando si sceglie un giocattolo per il nostro pet è bene fare i conti con la sua indole: se è un tipetto nevrile, di quelli che non stanno mai fermi, sconsiglio i giochi interattivi, quelli col biscotto all’interno, perché aumenterebbero il suo stato di ansia. Per il resto, tra umani e cane si instaura un rapporto come quello di coppia: dopo un po’, si conoscono i gusti del partner pelosetto e si sa come renderlo felice con l’acquisto giusto».
La cosa importante è acquistare per i nostri pet solo quei giocattoli che sono stati progettati e costruiti per loro: come per i bambini, è indispensabile proteggerli da tutti quegli oggetti che, se sgranocchiati o maltrattati, perdono pezzi che possano essere inghiottiti.
 

I giocattoli giusti per non combinare guai

Nel caso si adotti un gatto, i giocattoli sono spesso un accessorio salva casa, come conferma l’etologa Chiara Grasso: «Il classico tiragraffi, le palline e i pupazzetti dedicati servono al nostro felino per farsi le unghie, tenersi in esercizio e fare stretching senza combinare guai».
Capitolo vestitini: possono servire per la salute dei nostri amici, specie a pelo corto, abituati oramai a vivere in ambienti domestici perfettamente climatizzati. «La mia veterinaria mi ha consigliato di proteggere il mio Yoda, bulldog francese, dall’inverno milanese», ci dice Irene Tarantelli, giornalista, volto noto di Mediaset. «Perciò, quando arriva il primo freddo di novembre, lo porto a fare la passeggiata con un piumotto o una felpina. Appena si abitua alle temperature più basse lo lascio però libero di scatenarsi al parco coi suoi amici». E per il caldo torrido d’estate, che fare? «È risaputo che i cagnolini soffrono più il caldo umido che il freddo», dice Irene. «A casa mia c’è sempre l’aria condizionata accesa, regolata sui 25 gradi. Yoda però ama molto anche il tappetino autorefrigerante, un’ottima alternativa alla cuccia, nei momenti più caldi della giornata. Un accessorio che consiglio a tutti? Senza dubbio il corno di cervo. Quando il cagnolino è arrivato a casa era molto piccino e, confesso, temevo che avrebbe rosicchiato le gambe di tutti i mobili. Invece si è innamorato del suo corno di cervo e non ha fatto mai alcun danno».