Il design e la nuova bellezza consapevole

Nuovi colori, nuove forme, nuove abitudini, il nostro spazio deve tornare a essere interiore, un luogo nuovo e ibrido capace di rispecchiare appieno la nostra personalità, che è fatta di slanci verso il futuro e di ricordi. A volte pezzi del nostro passato affiorano nella nostra mente lasciandoci un leggero rimpianto per le cose che non ci sono più. Ma non sempre questa nostalgia è un sentimento negativo, spesso ci fa sentire bene. Il tempo nel design non è sempre lineare, anzi. Le ispirazioni spesso vengono proprio dalla memoria. Ed è per questo che il mercato del vintage sta vivendo la sua grande stagione. Si cerca il pezzo unico, da abbinare al design contemporaneo, come se si volesse trovare una rassicurazione. Una certezza. Ma non solo, sono anni che le aziende ripescano dagli archivi i pezzi senza tempo, ripresentandoli in chiave più moderna, magari aggiornati in chiave eco, come la LC2, poltrona icona di Le Corbusier, che oggi ha il cuore fatto con fibra riciclata al 100%, ottenuta dal PET di scarto proveniente dagli oceani. 

La nuova estetica green

L’attenzione alla sostenibilità dei prodotti è diventata uno dei punti chiave della produzione del made in Italy. Economia circolare affiancata a una ricerca di materiali e sistemi industriali più puliti, rendono gli arredi nostrani, sempre più vicini all’impatto zero. La rinascita parte proprio da qui, dal rispetto per l’ambiente e dall’uso intelligente dei prodotti che compriamo. Se la prima regola è abbattere gli sprechi, la seconda è senz’altro fare durare i prodotti che acquistiamo più a lungo possibile, perché come sosteneva Vico Magistretti, un buon oggetto di design deve durare più di cento anni. Altrimenti è moda. Tornare a vita nuova, significa quindi diventare più consapevoli, perché abbiamo scoperto che le nostre case, non sono una sequenza di ambienti in cui mangiare o dormire, sono lo specchio della nostra vita. A volte piccole e ridotte all’essenziale, devono fornire un rifugio ospitale, soprattutto ora, che abbiamo imparato che, grazie alla tecnologia, possiamo anche lavorare dal nostro divano. Ed è per questo che la flessibilità è diventata fondamentale nella progettazione: basta con gli open space, meglio soluzioni che possano assecondare privacy e concentrazione.  È necessario quindi sperimentare per scoprire quale sia il nuovo corso dell’abitare. Dalla teoria alla pratica, come per Claudia Campone, fondatrice dello studio di ThirtyOne Design, che ha trasformato la sua analisi in uno spazio reale: la residenza POSThome, un appartamento di 50 mq all’interno di una palazzina di Milano, una dimora ideale, un rifugio, dove lavorare e restare connessi con il mondo. 

Biofilia e la riscoperta della natura

Memoria, consapevolezza, ambientale e spazi fluidi, la voglia di rinascita è legata anche al bisogno di verde. Più la nostra quotidianità s’immerge nel mondo digitale, tanto più sentiamo la necessità di prendere contatto con la terra. Da questi presupposti nasce il Biophilic Design, un nuovo modo di progettare i luoghi in cui viviamo, attraverso l’utilizzo di materiali ed elementi architettonici che richiamino il paesaggio che ci circonda. I benefici sono evidenti, racconta Gaetano Zoccali, giornalista, scrittore e guru in materia, perché “aumentano apprendimento, creatività e performance lavorativa, oltre a donare felicità e migliorare lo stato d’animo”.  

Le tendenze dell'arredo, tra decorazione e ritorno alla semplicità

Un po’ come la primavera, così anche la voglia di trasformare la propria casa porta con sé una boccata di aria fresca. A volte basta un “vestito” nuovo per dare quel tocco in più a una stanza. E perché non farlo utilizzando le tappezzerie, in fondo - come racconta Vito Nesta, designer poliedrico ed eclettico - “la decorazione è un piacere, e dopo anni di indifferenza, sta vivendo una nuova primavera, e da “arte minore” è diventata progetto”. E allora, fiori ma anche geometrie e finte architetture: basta davvero poco per volare con la fantasia. Secondo il social Pinterest la tendenza di quest’anno è il Japandi, uno stile nato dall’incontro tra il minimalismo nordico e la purezza orientale. Linee semplici e pulite, toni neutri, ambienti pieni di luce e arredi green, per creare un’oasi di pace, eliminando, dove è possibile, il superfluo. Un po’ come il decluttering, che prevede di buttare ciò che non dà gioia, per vivere in uno spazio pieno di pace. L’era dell’eccesso è comunque giunta al suo capolinea, niente più esagerazioni, la casa esige una nuova semplicità, che rimanda a quel senso dell’abitare, sincero e “per bene” dell’architettura del passato. Basta lusso, la casa deve essere “all'insegna di una ricchezza soft, mai ostentata”, racconta Marzia di Dainelli Studio, titolare insieme al marito Leonardo, dell’atelier creativo specializzato in design di interni e di prodotto. E quindi, ecco che si rivedono i pavimenti in graniglia, in marmo e le boiserie di legno, capaci di dare carattere a una parete. Anche per i colori, niente più colpi di scena, la nuova stagione punta a tonalità intense sporcate di nero per smorzarne il tono. Mattone, magenta, ocra, da abbinare al verde e al blu, un mix che ben si sposa ai nuovi arredi. Per un caldo abbraccio pieno di serenità.