Il catalogo più caro agli italiani risorge dalle proprie ceneri

Avevamo Amazon in casa e non ce ne eravamo accorti. Che cosa era, se non un antesignano del colosso e-commerce cui stiamo delegando le nostre identità di consumatori, il caro vecchio Postalmarket? Alzi la mano - esclusi i giovanissimi - chi non l’ha sfogliato almeno una volta, magari a casa della nonna mentre aspettava la merenda.

Oggi il catalogo più caro agli italiani risorge dalle proprie ceneri. Con grandi ambizioni. Prima tra tutte quella di essere una vetrina - e un volano - per i marchi di qualità del made in Italy. La nuova società proprietaria del marchio portato al successo da Anna Bonomi Biolchini lo ha detto chiaramente: “Postalmarket si identifica con l’italianità e quindi saranno presenti solo ed esclusivamente aziende italiane”. Un impegno ancor più significativo in questo particolare momento storico, sul crinale della ripresa. Lo storico catalogo scende in campo con l’obiettivo di contribuire “alla rinascita italiana” e sembra avere le carte in regola per riuscire a farlo.

Naturalmente l’effetto nostalgia non ha impedito radicali trasformazioni. Prima tra tutte una imponente presenza online. E la new entry del food&beverage. L’e-commerce non è più un’opzione. È un segmento imperativo dell’offerta che ha conosciuto impennate impensabili prima della pandemia. Il lockdown è stato lo strumento promozionale più efficace per gli “acquisti con un click”. Secondo Jens Ohlig, managing director di NielsenIQ per l’Europa occidentale, nel 2020 l’e-commerce ha generato più di 30 miliardi di euro solo nei cinque grandi paesi europei (Francia, Germania, Spagna, Italia e Gran Bretagna). “La crescita dei canali online per i retailer che trovano la formula giusta - ha detto - sta più che compensando i tassi di crescita in-store più bassi”. Secondo gli analisti Nielsen la crescita dell’e-commerce per i beni di largo consumo, significativamente accelerata dalla pandemia Covid 19, è esplosa praticamente in tutti i mercati europei già durante il picco della prima ondata. “Oggi - affermano -non si tratta più di sapere se le persone faranno acquisti online, ma di quanto spesso acquisteranno, quanto spenderanno e come useranno l’e-commerce per integrare o sostituire i loro acquisti in negozio”.

Per questo anche tutti i marchi alimentari che debuttano sul catalogo avranno un proprio spazio online. “Abbiamo fornito tutto il sostegno e la consulenza necessarie - spiega Carlo Vischi, responsabile dell’area food&beverage - per consentire anche a chi non è ‘digitalizzato’ di creare uno store efficace. Certo però saranno le aziende a far vivere e movimentare i propri shop virtuali. Così come sono loro a decidere i prezzi di vendita”.
Vischi ha una storica esperienza nel mondo dell’agroalimentare di qualità, cui somma una solida conoscenza del mondo hi-tech: coltivare la tradizione e maneggiare l’innovazione, del resto, sembrano essere oggi i requisiti imprescindibili per affrontare con successo il mercato. Per il catalogo Postalmarket Vischi ha selezionato un’ottantina di produttori non presenti nella Gdo: è un compendio variegato di “artigiani di qualità” che si è voluto supportare in un frangente complicato come la ripartenza post Covid. “Si va dai lievitati di Loison - spiega -ai tartufi di Savini, c’è la pasta Cavalieri, il riso di Airone e i legumi di Melandri”. Un centinaio di referenze dell’agroalimentare di pregio. Con qualche vera e propria chicca, come le passate di pomodoro nickel free di Orticoltura Gandini Antonio. E molti sono produttori bio.
“Abbiamo voluto offrire un palcoscenico ad aziende protagoniste dell’alto artigianato italiano - racconta Vischi- avvicinandole al grande pubblico”. Una sfida ambiziosa tanto quanto necessaria. L’agroalimentare è il nostro petrolio, non ci stancheremo mai di dirlo. E l’alimentazione di qualità non è nicchia per happy few.
Nel nuovo catalogo non potevano naturalmente mancare i vini (in rappresentanza di tutte le aree vocate del Paese e delle principali denominazioni) così come le birre artigianali, vere best-seller degli ultimi anni.
Ad ottobre si parte. Ma la comunità di aficionados Postalmarket non ha atteso l’edicola: su Facebook già oltre 18mila affollano il gruppo dedicato