Moda sostenibile: la svolta green del settore, tra tradizione e futuro

L'inquinamento degli oceani, l'accumulo di rifiuti tessili e l'emissione di gas serra sono solo alcuni esempi dei disastrosi impatti del settore dal punto di vista ecologico. 


La centralità del tema sostenibile nella moda odierna

Dopo quello dei carboni fossili, la moda è il comparto industriale che causa il maggior impatto ambientale sul nostro pianeta. L'inquinamento degli oceani, l'accumulo di rifiuti tessili e l'emissione di gas serra sono solo alcuni esempi dei disastrosi impatti del settore dal punto di vista ecologico. 
Fortunatamente, le cose stanno cambiando velocemente in questo 2021. Merito innanzitutto dei consumatori: secondo il prestigioso report di McKinsey, "The State of Fashion", nel corso del 2020 il 57% dei consumatori ha cambiato i suoi comportamenti al fine di rendere più sostenibile il proprio stile di vita.

Millennial e Generazione Z: le nuove generazioni sono green

I marchi di abbigliamento, dal canto loro, non vogliono rischiare di farsi prendere alla sprovvista da quello che potrebbe essere un cambiamento definitivo nelle preferenze dei consumatori. A lungo termine. Giovani e giovanissimi - i millennial e la cosiddetta Generazione Z - sono infatti i più sensibili al tema della sostenibilità di ciò che indossano: nove consumatori su dieci della Generazione Z ritengono che le aziende abbiano la responsabilità di affrontare le questioni ambientali e sociali. 
Mariasole Bianco, l'esperta oceanografa della trasmissione di Rai 3 “Kilimangiaro”, con la sua onlus Worldrise realizza percorsi di collaborazione con i brand di abbigliamento sportivo e nautico a tutela del mare, che puntano alla diminuzione dell'impronta ambientale dei prodotti.
"Il processo di rendere sostenibile una marca - racconta Mariasole - richiede molto tempo ed è sempre in divenire. L'obiettivo di queste campagne è anche quello di sensibilizzare sui benefici derivanti dalla protezione degli ecosistemi del mare e la tutela della biodiversità come motore di sviluppo economico e sociale. Sia per i consumatori sia dentro lo stesso brand, con la pulizia delle spiagge realizzata da tutti i dipendenti dell'azienda, unendo team building e consapevolezza ambientale".

Il consumatore di moda responsabile: comprare meno e meglio

I brand di moda stanno facendo la loro parte per dare vita a una rinascita green di tutto il settore. Ma come ci dobbiamo comportare noi consumatori per stimolare questa rivoluzione ecologica? La canadese Vivie-ann Bakos, in arte Blond:ish, è una delle dj più famose del mondo, e si è fatta portavoce del tema ambientale nella musica elettronica: con il suo progetto ByeByePlastic, ha coinvolto oltre mille artisti internazionali a organizzare tour che siano più green e sostenibili possibili. Riguardo all'essere consumatori di moda responsabili, Blond:ish dà questi semplici consigli: "Si può fare una differenza enorme con poco sforzo, semplicemente scegliendo vestiti eco-consapevoli che si adoreranno e indosseranno per tutta la vita. Si possono cercare negozi locali e realtà indipendenti, invece che comprare dieci capi in offerta di una grande marca che poi non si utilizzeranno mai. Inoltre, si può essere attenti con i tessuti che si scelgono, come la canapa organica, e questa fibra chiamata Tencel Lyocell, realizzata con Eucalipto, che sembra essere una delle opzioni più sostenibili per l'abbigliamento."

La Moda a 'Km.0': l'importanza di scegliere il Made in Italy

Sono diversi i trend nella moda sostenibile che tengono conto del fatto che i materiali siano ecologici e che la fabbricazione dei capi sia etica, ma condividono tutti la stessa missione: rendere la moda un business più sostenibile e responsabile sia per quanto riguarda lo sfruttamento dei lavoratori, sia per l'impatto ambientale. Tra i trend va forte, soprattutto nel nostro paese, la Moda a “Km 0”, derivata dai dettami del Movimento Slow Food, che punta a promuovere il consumo dei prodotti locali. "Quando scegliamo cosa mangiare e cosa indossare, cerchiamo di guardare sempre da dove arriva quello che compriamo", Maurizio Tentella, food blogger e esperto di streetwear, racconta che l'attenzione che mettiamo noi italiani in quello che mettiamo in tavola per quanto riguarda il cibo dovrebbe essere la stessa quando compriamo capi di abbigliamento. "Siamo molto patriottici a tavola: docg, igt, igp, dop sono tutte sigle a cui facciamo caso. Ma la filiera corta è un concetto importante anche per quanto riguarda la moda, considerando quanto inquina portare i vestiti da una parte all'altra del mondo.”. 
A proposito di food e moda sostenibili, nell'ultimo periodo sono spuntate sulle passerelle di moda nuove forme di upcycling, per combattere lo spreco alimentare. Gli stilisti stanno scoprendo modi ingegnosi per trasformare frutta e verdura in abbigliamento: gelso e ricci di castagno possono diventare fibre tessili, e dalla fibra di arancio si può addirittura ricavare una sorta di seta. La seta vera, con la riscoperta dell'importanza del Made in Italy, è tornata invece in tutto il nord-est del nostro paese e non solo: sono tante le realtà artigianali ad avere recuperato una eccellenza italiana come la secolare bachicoltura e la lavorazione della seta. 

In definitiva, brand di moda - dalle più grandi maison ai piccoli marchi locali - e influencer ambientali hanno tracciato la via da seguire: una maggior attenzione alla provenienza e all'impatto ambientale, tra innovazione green e recupero delle tradizioni e delle eccellenze. La differenza però la possiamo fare solo noi consumatori, che abbiamo l'ultima parola: solo con scelte consapevoli ed etiche possiamo dare il nostro contributo per vivere in migliore armonia con il nostro pianeta.