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L’Upcycling dei vestiti: una moda sostenibile

Upcycling o riciclo? 

È importante fare la distinzione tra upcycling e riciclo. Con il termine upcycling si intendono tutti quei processi di miglioramento di un capo che gli conferiscono un valore aggiunto e tal volta un uso differente da quello precedente. Invece, con il termine riciclo ci si riferisce al semplice riutilizzo di un prodotto, con lo stesso tipo di funzione e a volte con una sua perdita di valore. 

Quando è nato l’upcycling?

Il termine upcycling è stato coniato dall’ingegnere Reiner Pilz che nel 1994 si occupava già della realizzazione di oggetti e arredi utilizzando materiali di scarto che provenivano dall’edilizia.  Questo nuovo termine si può ritrovare per la prima volta in un articolo del 1994 della rivista di architettura e antichità Salvo. 

“Recycling, I call it down-cycling. They smash bricks, they smash everything. What we need is up-cycling, where old products are given more value, not less”. 

In italiano si può tradurre così: “Il riciclo io lo chiamo down-cycling. Quello che ci serve è l’up-cycling, grazie al quale ai vecchi prodotti viene dato un valore maggiore, e non minore”.

Questo concetto venne poi ripreso e fortemente ampliato nel 2003 nel libro Cradle to Cradle dell’architetto William McDonugh e del chimico Michael Braungart.  In seguito, questa tecnica invase anche altri settori, e l’industria della moda ha iniziato ad adottarlo soprattutto negli ultimi anni che il tema della sostenibilità è divenuto di estrema importanza sia per i governi che per la popolazione. 

I vantaggi dell’upcycling

Si può fare upcycling in due modi: utilizzando degli scarti di tessuto rimasto dalla produzione di abiti oppure rivisitando dei capi già utilizzati. L’upcycling risulta essere una tecnica vantaggiosa in campo ambientale perché permette di evitare gli sprechi e salvare vestiti che altrimenti sarebbero stati gettati. In questo modo si dona una nuova vita a quei capi che sono ancora in buone condizioni e che per diversi motivi non si sarebbero più utilizzati. Coloro che possiedono anche una buona dote di creatività riescono a creare dei capi unici, distinguendosi dall’uniformità che spesso pervade la nostra società. 

Quanto inquina l’industria della moda?

Un elemento da tenere in considerazione è l’attenzione a ridurre l’impatto dell’industria della moda che rientra tra le industrie più inquinanti al mondo. L’inquinamento riguarda sia quello idrologico sia quello atmosferico. Il settore tessile è responsabile per il 20% della contaminazione delle acque e le emissioni di CO2 sono pari a 1,7 miliardi di tonnellate l’anno ed è una tendenza in continua crescita. L’industria della moda è responsabile, inoltre, del massiccio sfruttamento del suolo per la coltivazione del cotone e per l’allevamento del bestiame utilizzato per la creazione delle pelli. Il fashion system è responsabile dello sfruttamento delle risorse naturali e umane, perché è dipendente dai combustibili fossili e perché spesso schiavizza i propri dipendenti per la produzione dei vestiti. 

La scelta di acquistare capi reinventati, quindi, realizzati secondo la tecnica dell’upcycling permette effettivamente di salvaguardare l’ambiente perché rispetta sia l’essere umano sia il territorio. Ormai non è più così difficile trovare aziende che riadattano abiti utilizzati. Acquistare capi sostenibili non è solo una scelta di tendenza ma anche intelligente.

Fonte : https://thegreenarmy.it/2021/07/12/lupcycling-dei-vestiti-una-moda-sostenibile/