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    Calcio style

    A CURA DI Edoardo Meliado

    «Perché non indossare la maglia della nostra squadra preferita sotto un completo sartoriale?». Si apriva con questa ‘provocazione’ del giornalista e stylist tedesco Markus Ebner, la mostra ‘Fanatic Feelings’, andata in scena a Firenze per Pitti Uomo 94. Correva l’anno 2018: la rassegna indagava le affinità elettive tra moda e calcio e finiva per riconoscere all’idea di Football Fashion un’espressione di stile personale. Neanche un anno prima, sotto le volte di una chiesa gotica di Parigi, un giovane marchio d’Oltralpe mandava per la prima volta in passerella la divisa del Paris Saint Germain, decostruita, abbinata a pantaloni eleganti o ricoperta di cristalli. È la consacrazione dello streetstyle che, da oltre un decennio, domina la scena internazionale. «Le costruzioni architettoniche anni ‘80, fatte di imbottiture ardite e spalline enormi, che costringevano il corpo all’interno di abiti importanti, come a voler ridefinire l’anatomia umana, lasciano spazio a una moda comoda», osserva Mauro Galligari, founder e Ceo di StudioZeta. «Complice l’esplosione del fitness negli anni ‘90, le persone prendono consapevolezza del proprio corpo e scelgono un look da indossare per tutto il giorno», aggiunge l’esperto di moda e titolare del noto showroom milanese. Cadono le barriere tra formale, fashion e sportivo e il mondo del calcio accresce la sua influenza sull’immaginario collettivo. Dopo aver ispirato intere generazioni di tifosi, i calciatori iniziano ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più vasto. Campioni di stile dentro e fuori dal campo, le star del pallone sfoggiano look che fanno tendenza. Così, l’allure Juventus si traduce in un armadio dalle linee essenziali dove la ‘J’ fa da fil rouge all’intera collezione.

    Non solo black and white: il logo, riproposto in versione maxi o con l’effetto graffito, si colora di verde fluo, su sfondi che vanno dal grigio scuro al blu elettrico. Dalle tute al beachwear, passando per intimo, calze e ciabatte, il guardaroba bianconero per il tempo libero incarna l’idea di efficienza e successo, su cui si fonda l’heritage della ‘Vecchia Signora’. La storia rappresenta un serbatoio privilegiato da cui attingere per proporre nuove soluzioni creative, senza rischiare di snaturare codici e valori dei club. Fa scuola il caso Inter che, quest’anno, omaggia il biscione, simbolo della città di Milano, con una fantasia animalier pitonata. Il motivo a pelle di serpente cinge orizzontalmente la anthem jacket, trionfa sul retro di T-Shirt bianche e nere o abbraccia un’intera gamba degli shorts. Nella giacca antipioggia, il rettile è persino disegnato in bella vista su petto e dorso. Operazione riuscita anche nella maglia away, che accompagna i neroazzurri nelle trasferte di Serie A. Ma non per la Uefa, che ha bocciato il disegno per le coppe europee, costringendo il team di Mr Inzaghi a ripiegare sulla canonica casacca bianca.
    Nonostante la selva di norme e criteri, le divise cambiano 'pelle' ogni stagione, con fantasie che sempre più strizzano l’occhio allo streetwear. Pattern, loghi e girocolli over, dominano i kit dei club di Lega, anche su seconde e terze maglie, adatte per essere indossate nel tempo libero, sopra una felpa o sotto la giacca. Un terreno comunque scivoloso per lo stile, che deve confrontarsi con una fan base molto attenta e sensibile, da cui montano proteste per un dettaglio trascurato o un abbinamento di colori azzardato. Casacche ‘bollenti’, come quella della Sampdoria, incoronata ‘maglia più bella di sempre’ dall’emittente americana Espn. Oggi, la divisa blucerchiata è un pezzo da novanta della scuderia Macron, realtà produttiva di punta dello sportswear made in Italy, che veste i calciatori dall’allenamento al match-day, passando per travel, rappresentanza e athleisure. «Quando ho iniziato a disegnare per la Samp, mi sono lasciato ispirare dall’iconico duo Mancini-Vialli. Lavoro con un piede ben piantato nella storia, ma lo sguardo sempre rivolto al futuro», racconta il responsabile dell’ufficio stile Macron, Amedeo Iossa, dalle cui mani prendono vita i look di alcuni top club di Seria A.

    Nella proposta lifestyle della Sampdoria, che include anche polo e zaini, domina la felpa bianca con la stampa del ‘Baciccia’ (la figura stilizzata del marinaio genoano). Il simbolo doriano è posizionato sul petto con un effetto mosso a bande bianche, rosse e nere. «La scintilla dell’ispirazione è ovunque, un dettaglio per strada, a Milano, New York o Bologna. Lo stile deve osservare la realtà e immaginare come potrebbe essere su una maglia da gioco», prosegue il creativo. Ecco che la divisa home del Bologna 21-22 firmata Macron presenta una texture di mattoncini che richiama l’impronta architettonica del capoluogo emiliano. Scelte frutto di uno sguardo largo che si nutre della contaminazione, tra sport e ambiti diversi. In casa Napoli, un must della passerella come il camouflage ha segnato un nuovo capitolo nell’estetica della community partenopea. La divisa mimetica realizzata da Macron, record d’incassi nel 2013-14, fece parlare di sé per un intero anno. Sulla scia della stampa militare, nella stagione successiva, il Napoli vestì un effetto denim. Oggi tornano ad imporsi gli stilemi anni ’90 ed è boom di logomania. Sulla felpa nera con cappuccio del Milan giganteggia, quest’anno, la scritta in rosso ‘Ac Milan’, mentre sulla terza maglia da gioco total-black, lo stemma viene ripetuto tono su tono all-over. Una eco dei look da sfilata decorati con il nome o il logo della griffe. «Sono entusiasta del design.

    Il nome sul davanti è un elemento estremamente cool e l'effetto con tutti i badge integrati nel tessuto è straordinario», aveva dichiarato l’attaccante rossonero, Olivier Giroud. Oggi, la sfida tra club a colpi di look deve tenere conto dell'impatto ambientale e sociale prodotto sul pianeta. In linea con le recenti evoluzioni del mondo tessile, infatti, anche il calcio sposa la sostenibilità e man da in pensione il vecchio filo di poliestere, derivato dal petrolio. Spazio, quindi, a materiali innovativi ottenuti tramite il riciclo della plastica. «Servono 13 bottiglie Pet da mezzo litro per realizzare una maglia eco. Così puliamo il pianeta e abbattiamo sprechi ed emissioni», conclude Iossa.
    La direzione è segnata ed entro qualche anno tutti i club vestiranno solo green. Da tempo gli stadi si sono trasformati in gigantesche passerelle en plein air, dove esibire il proprio stile o lanciare nuove tendenze, come il vice della nazionale di Mister Mancini agli europei del 2021, Alberigo Evani, che attirò l’attenzione del sito di moda Mr Porter per il look sartoriale e curato sfoggiato in panchina. Dal prato verde alla pedana, il passo è sempre più breve. Assicuratevi un posto nel front row!

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