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    Quelle Dolomiti lontane dai riflettori

    Nel grande (e per certi versi) tragico revival che le Dolomiti vivono durante questa torrida estate 2022, lo Zoldo resta ciò che probabilmente è la versione più autentica di sé da millenni: un luogo dove cercare la bellezza costa ancora un po' di fatica nelle gambe. E appaga in maniera profonda. Qui ogni tabià custodisce una storia. E un sapore. Terra di maestri gelatieri e di chef, questa montagna tra Pelmo e Civetta cela le Dolomiti meno modaiole e più incontaminate.
     


    Il Civetta e il Pelmo sono i dioscuri che accompagnano il visitatore nella salita alla valle di Zoldo, oggi comune unico, costellazione di frazioni delimitati da Forno di Zoldo e Zoldo Alto e attraversati dal Maè. La verticalità dei contrasti cromatici fa subito da sipario: Patrimonio Unesco dal 2009, le Dolomiti di Zoldo sono la porta Nord del Parco delle Dolomiti bellunesi e confinano con il Monte Pelmo e la Croda da Lago.
     


    Esiste ancora la montagna vera, quella del silenzio, del verde come sipario unico, dei piccoli alberghi a gestione famigliare. Quella in cui non sgomiti sul sentiero, al rifugio, quella in cui viandanti non griffati salgono verso le cime con la sola meraviglia nello sguardo. Esiste la montagna delle persone, che affrontano la durezza di un vivere non scontato per il senso di armonia che questi luoghi sanno restituire. Come Elisabetta De Feo che con il marito e le quattro figlie, ha deciso di ristrutturare e gestisce l'albergo di famiglia a Mareson, Hotel Maè Residence Panorama, bello nella sua essenzialità dolomitica e quasi in equilibrio tra Pelmo e Civetta. E' l'albergo delle donne, che declina al femminile l'idea di ospitalità. Qui il vero lusso è il calore, un certo sapore vintage fatto di gesti di cura, di misura, di cibi buoni e a km zero, di stanze che profumano di cirmolo, di finestre che alzano il sipario sulle montagne rosa al tramonto e di una piccola spa, nuova di zecca, attiva da settembre. Impagabile poi, dalla balconata fiorita che dà sulla Moiazza e sul Civetta perdere lo sguardo tra le angolazioni delle nuvole, leggere cullati dal respiro dell'aria, ammirare il bel campanile a cipolla di una chiesina gioiello dedicata a San Valentino, con l'altare ligneo di Andrea Brustolon. Dolomiti trasversali, formato famiglia, di gentilezza a volte scontrosa, dove imparare fin da piccoli i riti della montagna. Ma insieme, letterarie, con festival (per tutto agosto nei week-end c'è il festival Arte e musica tra Pelmo e Civetta), forest bathing, immersioni della natura, passeggiate a cavallo (info www.valdizoldo.net). La montagna è anche gourmand con il meglio della cucina zoldana: dalla versione più pret-a porter di Malga Staulanza (pranzo fisso con pastin, musetto, formaggio fuso, polenta, agnello e verdure miste) alla cucina di Bepi al rifugio Pian del Crep (i panini, che gli hanno fatto meritare il nome leggendario di Mc Bepi, si mangiano solo d'inverno). Per la sera invece un'opzione sono gli antipasti mix dell'Enoteca Coldai e le atmosfere raffinate de La Tana de l'Ors.
     


    Le Dolomiti di Zoldo hanno da poco festeggiato, con reading diffusi, i trenta anni dall'uscita di Marco e Mattio, il libro di Sebastiano Vassalli che racconta l'epopea dei ciodarot e forse il primo caso di malattia clinica moderno, finito a San Servolo, l'”isola dei pazzi” profondata nella Laguna veneziana. "Ci sono ancora le montagne, bellissime soprattutto quando il primo e l'ultimo raggio di sole le fa risplendere di quella luce misteriosa che solo qui è dato vedere-scrive Vassalli- Una luce che sembra nascere dall'interno della roccia, una luce lontana che comunica a chi la guarda una sensazione di grande serenità". Merito anche del silenzio che si fa assoluto salendo dalle località principali (Forno, Fusine, Pècol) fino ai tabià sospesi sul fianco della montagna. Magica Coi: borgo dello Zoldo Alto di 28 anime, appare dopo aver affrontato prati ripidi e una stradina quasi verticale. Da lì si raggiunge il Mas de Sabe (località Costa) per vedere un autentico tabià storico circondato da crochi e boton d'oro.



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