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    Il sole nascente di Monet celebrato in una grande mostra al Musée Marmottan

    Claude Monet, Impression, soleil levant, 1872, Musée Marmottan Monet, Parigi

    100 grandi capolavori della storia dell’arte per raccontare le diverse suggestioni, tutte le sfumature, le sensazioni contrastanti, suscitate dall’alba o, in questo caso, dalle “Impressioni del sole nascente”. Questo il titolo del famosissimo dipinto di Claude Monet, al quale il Musée Marmottan di Parigi ha deciso di dedicare un’ampia e poetica mostra, in collaborazione con il Museo Barberini di Potsdam.
    L’opera fu realizzata da Monet il 13 novembre 1872, affacciandosi dalla finestra del suo hotel a Le Havre. Venne poi esposta, insieme ad altre, tra cui quelle di Edgar Degas e Auguste Renoir, in occasione della mostra del 1874, allestita nello studio del famoso fotografo Nadar, sul Boulevard des Capucines. E fu in quell’occasione, a partire proprio dai colori, dalle forme e dalle atmosfere di quel dipinto così innovativo per i canoni dell’epoca – ed emozionante ancora oggi – che fu coniato il termine “Impressionismo”.

    In occasione dei 150 anni dalla realizzazione di quell’opera capitale, una mostra ne celebra l’importanza, collocandola poeticamente al centro di un’esposizione che ruota intorno al sole e alla sua rappresentazione, dall’antichità fino a giorni nostri. Albrecht Dürer, Luca Giordano, Pierre-Paul Rubens, Claude Lorrain, Joseph Vernet, Mallord William Turner, Gaspar David Friedrich, Gustave Courbet, Camille Pissarro, Paul Signac, André Derain, Edvard Munch, Otto Dix, Sonia Delaunay, Joan Miró e Alexander Calder, sono solo alcuni degli autori delle più di 100 opere che saranno in esposizione al Musée Marmottan fino al 29 gennaio 2023. Tanti anche gli oggetti del Medioevo e del Rinascimento, da piatti d'avorio a luminarie preziose, fino ad alcune notevoli carte dei tarocchi, per tenere conto anche della raffigurazioni alternative del Sole.

    Punto di partenza non poteva che essere la cultura dell’Antico Egitto, con le sue prime raffigurazioni del Sole come una sfera rossa. Si passa quindi all’umanizzazione dell’arte greca e romana, dove la stella diventa una figura maschile con tratti divini, Helios o Apollo, come incarnando un essenziale impulso vitale. Quanto poi il monoteismo cristiano fissò le proprie radici, il corpo celeste perse d’importanza, non più inteso come creatore ma come creazione di Dio e, insieme alla luna, fu relegato sullo sfondo di opere a tema religioso.

    Quando poi tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’800, si diffuse nell’arte il desiderio di rappresentare il mondo per come realmente appariva, il Sole gradualmente fece la sua ricomparsa come soggetto principale delle composizioni dei grandi maestri della pittura di paesaggio, per i quali era fondamentale riuscire a rendere anche le diverse atmosfere, i giochi di luce e di ombre. Insomma, la strada era ormai aperta all’opera capitale di Monet che, ormai messe da parte le ambizioni naturalistiche, era spinto dalla volontà di comunicare le sensazioni, anzi, più precisamente, le impressioni provate contemplando l’aurora rispecchiantesi sul mare di Le Havre. E sappiamo poi come è andata a finire la storia.

    Mario Francesco Simeone


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