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    Green kids revolution

    A cura di Laura Pacelli
     
    Fino a una ventina di anni fa la moda bimbo si reggeva su aziende dedicate e su linee appositamente disegnate, comode e «senza tempo». Un po’ anonima, perché poco innovativa in termini di stampe, modelli e tessuti. A fare da traino al cambiamento, arrivato a fine anni Novanta e inizio Duemila, sono stati i grandi marchi di lusso e poi, qualche anno dopo, le catene di «fast fashion», soprattutto per i prezzi e soluzioni prêt- à-porter. Ora il mercato dell’abbigliamento per bambini è suddiviso principalmente tra i marchi di lusso (per pochi), grandi catene di fast fashion (per chi non vuole spendere troppo) e aziende tradizionali e specializzate (le più attente alla qualità e al rispetto per l’ambiente in modo continuativo). Ad ampliare la forbice delle vendite si inserisce il canale dell’e-commerce. Secondo l’ultima edizione 95 di Pitti Bimbo, la fiera internazionale che riunisce a Firenze le principali griffe dedicate ai più piccoli, la moda junior made in Italy ha reagito con decisione alla pandemia: nel 2021, secondo le elaborazioni di Confindustria Moda, ha registrato un fatturato pari a 3,05 miliardi di euro, in salita del 15,5% sul 2020 e sotto di appena 50 milioni di euro rispetto al fatturato 2019.

    Tra realtà e reality

    Dicevamo, complice anche le vendi- te online, perché l’abbigliamento per bambini è oggi più che mai immerso nella contemporaneità: i genitori hanno cambiato mentalità e internet coinvolge anche i più piccoli nel suo mondo pieno di immagini. Come Gaia Masseroni, nel profilo gestito dai genitori, tutti di Cremona, si definisce fashion blogger e modella: seguita da 34k follower spesso appare con borracce dell’acqua ecologiche, e adora la sua eco-pelliccia maculata. O Gaia Buru Buru, solo 5 anni, romana, già con più di 30mila follower e contratti moda: è su Instagram e TikTok ma anche sul web con un blog aggiornato ogni giorno. Spesso si fa ritrarre in mezzo alla natura e con marchi di moda green-friendly. Senza scomodare i «Ferragnez» i cui figli, Leone e Vittoria, sono ormai più «seguiti» di loro. Di marchi green, e non, che indossano, c’è da dire senza sfacciataggine, l’elenco è infinito.
     

    Green è possibile

    Anche molti marchi tradizionali e specializzati hanno deciso di dare una svolta alla loro produzione realizzando un guardaroba sostenibile per bambini. La prima scelta ricade sul cotone 100%, tessuto fresco e comodo per eccellenza, declinabile in mille versioni, colori e stampe. Ma non un cotone qualsiasi, bensì organico, quindi prodotto senza l’utilizzo di agenti chimici e fertilizzanti sintetici. La certificazione più famosa è quella GOTS (Global Organic Textile Standard) che garantisce tra l’altro che i prodotti contengano almeno il 70% di fibre naturali da agricoltura biologica, che l’attività manifatturiere, quali la tintura o la stampa, svolte per conto di terzi, che siano fornite da parte di operatori che abbiano adottato a loro volta modelli e procedure gestionali conformi ai requisiti richiesti. E che i prodotti chimici utilizzati nella lavorazione dell’industria tessile siano conformi ai requisiti richiesti, tramite opportuna valutazione, basata principalmente sulla verifica delle caratteristiche tossicologiche ed ecotossicologiche. Sembra tanta roba, eppure basta rivolgersi alle aziende giuste per continuare a produrre gli stessi capi ma con una consapevolezza in più. E questo vale per tutto il mondo bimbo: Chicco, seguendo la mission di «far diventare più sostenibile e desiderabile l’idea di essere genitori, con azioni responsabili, incentrate sul rispetto dell’ambiente e di chi vi abita», ha aderito al gruppo Artsana, che da anni adotta i suoi Dieci Principi su diritti umani, lavoro, ambiente e lotta alla corruzione, integrandoli nella propria strategia. Tra i big anche Yamamay che, per la beachwear capsule collection, per esempio, ha seguito la cosiddetta circolarità tessile, un’idea di sostenibilità fatta da riciclo, innovazione e riduzione di sprechi. Tra i marchi di calzature, Moaconcept un anno fa ha realizzato, per ora «solo per le mamme», il primo paio di sneakers in AppleSkin, un materiale sostenibile ottenuto dalla lavorazione delle mele. Svolta anche nel mondo dei giocattoli: Trudi, leader dei peluche, che dal 2022 utilizza solo poliestere ottenuto da materiale riciclato. Insomma, l’anonimato del settore bimbo è stato definitivamente scalzato dalla scelta consapevole e più coraggiosa (for- se inevitabile) di genitori e marchi orientata sempre più a un mondo eticamente sostenibile. E se un post sui social può aiutare, aggiungere un «like» non farà male al pianeta.

    La tua wishlist:


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